Dipendenza da cellulare: la nomofobia

Che il cellulare sia diventato una vera e propria ossessione è oramai un fatto noto a tutti tanto che numerosi esperti hanno lanciato un allarme: si può trasformare in una vera propria dipendenza. La paura di restare senza il proprio cellullare ha un nome ed è nomofobia.

Che cos’è la nomofobia?

Il termine originale, nomophobia, è nato in Gran Bretagna dopo uno studio di un ente di ricerca britannico, YouGov, e nasce dall’unione dell’abbreviazione di no mobile, senza cellulare o linea mobili, al suffisso -fobia che indica proprio la paura e la tensione. Lo studio affermava che la “nomophobia is the fear of being out of mobile phone contact” che tradotto alla lettera significa la paura di restare sconnessi dal contatto della telefonia mobile. Per dirla in altre parole si tratta di un eccessivo terrore di restare senza cellulare o senza connessione ad Internet.

Secondo questo studio, il 53 per cento del campione inglese esaminato ha mostrato una insano terrore e uno stato ansioso in caso di smarrimento del proprio cellulare, in caso di mancanza di segnale o di limitata copertura telefonica. La maggior parte delle persone provano un senso di fastidio, rabbia e irrazionale paura quando sanno di non poter essere contattati, chiamati, o di non riuscire a collegarsi ad Internet. In poche parole hanno il terrore di essere disconnessi. La stessa reazione si ha quando ci si accorge di essere rimasti senza credito.

Le persone nomofobiche, paradossalmente, vedono nel cellullare e nella rete uno strumento per mantenersi legati alla vita reale. Il loro timore è di perdersi qualche informazione, qualche momento importante, qualche evento e semplicemente perdere un contatto con una specifica persona. Perdere il cellulare o restare senza Internet comporterebbe una mancanza di aggiornamenti che vengono sentiti come indispensabili.

I soggetti a rischio

A soffrire di questa Sindrome da Disconnessione sarebbero per la maggior parte ragazzi giovani tra i 18 e i 25 anni che manifestano anche difficoltà relazionali e una scarsa autostima. Non è da sottovalutare, però, l’impatto che questa psicopatologia ha sulle nuovissime generazioni: sempre di più sono i bambini che passano le loro giornate con telefoni e smartphone manifestando reazioni esagerate quando si prova a farli giocare in altri modi o si tenta di togliergli lo smartphone. La ‘pericolosità’ di tali strumenti tecnologici non risiede, però, nel loro utilizzo ma piuttosto nel tempo che a questo utilizzo viene dedicato. Il consiglio dei pediatri è quello di vietare l’utilizzo dello smartphone ai bambini prima di 10 anni e monitorarne gli usi durante l’adolescenza.

Sintomi della nomofobia

Come tutte le psicopatologie, anche la nomofobia ha i suoi sintomi, campanelli d’allarme importanti da non sottovalutare. In genere, una persona che soffre della Sindrome da Disconnessione:

  • Trascorre molto tempo al cellullare, giocando, chiamando, collegandosi o chattando;
  • Monitora costantemente il credito per evitarne l’esaurimento improvviso;
  • Non spegne mai il suo smartphone e lo lascia accesso 24 ore su 24;
  • Dorme con tablet e mobile a portata di mano;
  • Porta sempre con sé un caricabatterie per evitare che il telefono possa spegnersi per scarsa autonomia;
  • Hanno acquistato delle batterie di riserva per sostituire quella scarica;
  • Il solo pensiero di ritrovarsi senza mobile, senza connessione e internet basta già a generare uno stato ansioso;
  • Fa un uso indiscriminato del proprio smartphone anche in luoghi e momenti poco adatti.

Seppure la sintomatologia della nomofobia lo associ alle patologie legate all’ansia e agli attacchi di panico, la Sindrome da Disconnessione è in realtà una dipendenza: non basta, infatti, ridurre la sensazione di ansia e di panico ma è necessario avere lo stesso approccio terapeutico che si ha con le patologie di dipendenza.

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