Il mercato elettrico italiano, tra novità e freni

Il Politecnico di Milano elabora una fotografia sul Mercato Elettrico in Italia, mettendo in evidenza i punti di forza ma soprattutto le zone d’ombra, i ritardi e le debolezze del sistema nazionale, in cui la tecnologia può svolgere un ruolo decisivo.

Il mercato elettrico è un sistema particolarmente complesso: è con queste parole che si apre il secondo Electricity Market Report realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, presentato nelle scorse settimane e focalizzato proprio sullo studio di questo “sistema complesso”. Da un lato, infatti, c’è una estrema diffusione e varietà “ingegneristica” delle infrastrutture e dei sotto-sistemi che lo compongono, mentre dall’altro si nota la presenza di un sistema regolatorio molto delicato, che deve riuscire a mantenere gli equilibri tra fonti e impieghi di uno dei beni più preziosi, l’energia.

Partono le comunità dell’energia

E sono proprio questi i vincoli principali che si evidenziano ancora in Italia dove, a fronte di alcuni esperimenti fortemente innovativi, restano comunque dei nodi che rallentano lo sviluppo; nello studio si citano “le Energy communities, distretti commerciali e industriali dove prosumer e consumer si scambiano energia”, ricordando che in quest’anno sono state avviate le prime sperimentazioni con risultati incoraggianti, ma anche che la strada è ancora lunga e tortuosa a causa di barriere normative e costi ancora alti che rappresentano un freno.

La burocrazia frena l’innovazione

Allo stesso tempo, anche la tecnologia che sottende a queste “rivoluzioni” non sembra essere sempre pronta, o si rivela ancora troppo costosa per le aziende del ramo, che non trovano convenienti gli investimenti nonostante la prospettiva di operare sul mercato dei servizi. La sintesi arriva dalle parole di Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&Strategy Group, che esordisce dicendo che in nessuno dei case studies oggetto dello studio “lo sviluppo della tecnologia ha rappresentato un freno”, aggiungendo che “tutti i casi sono bloccati dalla normativa vigente, che non permette la creazione di energy community, aggregazioni di unità di consumo e produzione diverse da quella one-to-one (un’unità di consumo e una di produzione per autoapprovvigionamento)”. Inoltre, Chiesa spiega anche che “la metà ha anche una forte barriera economica, trainata principalmente dagli alti costi degli impianti fotovoltaici di piccola taglia e dei sistemi di accumulo”.

La tecnologia si diffonde nel privato

Differente invece l’approccio più commerciale, dove le soluzioni virtuali si fanno strada e trovano gradimento da parte dei cittadini: è il caso di www.emmebistore.com, ad esempio, una delle piattaforme di shopping online di materiale elettrico che si sta distinguendo maggiormente nel panorama nazionale, e più in generale di tutta la filiera dei prodotti “domotici”, che stanno trovano applicazione anche in molte case italiane.

Il futuro si orienta sull’autoproduzione

La parte finale del documento del Polimi serve a delineare quali sono le prospettive del settore e si apre con un “invito” ad adeguare la normativa: secondo gli studiosi, il settore elettrico mostra “di evolversi verso nuovi paradigmi che prevedono una sempre maggiore diffusione dell’autoproduzione da impianti a fonte di energia rinnovabile e che coinvolgeranno tutti gli ambiti considerati (residenziale, commerciale, industriale)”. Cambiare il quadro normativo ora potrebbe servire a velocizzare la diffusione di alcune delle configurazioni ipotizzate, soprattutto per quanto riguarda le regole relative a condomini e centri commerciali, che si prestano maggiormente alla creazione di “aggregati, dal momento che le unità di consumo sono circoscritte in un unico edifico e la creazione di una community può essere facilitata dall’omogeneità dei soggetti coinvolti”, scrive il Politecnico di Milano.

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