Lavoro a cottimo: cosa sapere

Si parla di lavoro a cottimo quando il soggetto che effettua il lavoro viene pagato in base alla quantità di lavoro che produce. Tuttavia, eventuali sfruttamenti del lavoratore non risultano legali e si necessita quindi di moderare la quantità prodotta dal lavoratore a cottimo (ed il tempo di lavoro).

Sostanzialmente, la paga viene effettuata considerando la retribuzione a tempo. Il tempo che un dipendente passa a lavorare viene tradotto in pagamento a cottimo. Ci si può riferire all’anno, al mese, alla settima, alla giornata ma anche all’ora.

Cos’è il lavoro a cottimo

Con il lavoro a cottimo un lavoratore può svolgere una mansione per un determinato periodo di mesi o settimane, ma anche per alcune ore. Viene considerato, tuttavia, una sorta di integrazione del lavoro ordinario e non un lavoro vero e proprio. Nel caso di lavoro a domicilio, si può anche parlare di cottimo pieno. Ad ogni modo, questo fatto vale solo per il lavoro a domicilio e per nessun altro tipo di lavoro. Nel caso venga adottato per altri tipi di lavoro, risulterebbe illegale.

L’unica forma fattibile di cottimo per altre mansioni è il cottimo misto. Questo permette uno stipendio mensile al lavoratore, che viene incrementato di una somma in percentuale (cottimo garantito in percentuale) e un importo variabile (cottimo effettivo).

Lavoro a cottimo: obblighi e doveri

Si può ricorrere a provvedere un lavoro a cottimo quando un lavoratore necessita di adattarsi ad un certo ritmo o quando è necessario produrre un certo quantitativo di prodotti o lavori. Anche quando si misura il lavoro in base al tempo del lavoro stesso si parla di prestazione a cottimo.

Sostanzialmente, quando si deve offrire una prestazione maggiore rispetto a quella ordinaria, si può parlare di lavoro a cottimo. Quest’ultimo può nascere per determinate esigenze di produzione aziendale o per motivi analoghi.

Pagamento del lavoro a cottimo

I contratti del lavoro a cottimo fissano, in concreto, l’utile minimo. Quest’ultimo è, nello specifico, una percentuale che considera il pagamento minimo che l’azienda deve dare al lavoratore che effettuerà la produzione o il lavoro in questione. Dopo aver calcolato tale percentuale, è possibile corrispondere la somma che spetta al lavoratore. Naturalmente, le quantità di produzione ed i tempi di lavoro sono correlati, solitamente, agli stessi tipi di pagamenti che si effettuano con altri tipi di contratto.

Il lavoratore a cottimo raggiungerà il pagamento solo dopo che ha terminato il compito o lavoro in questione. Ad esempio, se in un’industria di scarpe si necessita di produrre 200 paia di sandali in un pomeriggio, fino a che tali paia non sono state prodotte completamente. Detto questo, l’azienda è tenuta a specificare tutti i dettagli del lavoro da effettuare, considerando tutti i dati collegati alla tariffa del pagamento, i tipi di lavoro da svolgere, la quantità di tempo e di prodotti da produrre e, soprattutto, il compenso finale.

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