Trapianto di capelli, quale tecnica scegliere?

Per le persone che soffrono di caduta dei capelli, il trapianto può essere una soluzione in grado di garantire risultati più che apprezzabili dal punto di vista estetico, anche se non sufficienti per una soluzione definitiva. Per molti il rinfoltimento della chioma permette di risolvere un problema che può essere fonte di disagio psicologico, in sostanza lo scopo dell’intervento consiste nel coprire le zone nelle quali non crescono più i capelli e quindi ripristinare l’immagine che il soggetto affetto da calvizie ha di se stesso. Il trapianto, se eseguito al momento e con le giuste tecniche può essere risolutivo. Ma qual è il motivo per il quale sono pochi gli individui calvi che scelgono di ricorrere al trapianto?

La longevità

Il problema, in molti casi, è rappresentato da effetti non duraturi: quasi tutti i pazienti che si sottopongono a un trapianto assistono a risultati soddisfacenti solo nei primi 2 o 3 anni, ma poi devono fare i conti con un nuovo diradamento. L’autotrapianto – è bene metterlo in evidenza – è un intervento di chirurgia a tutti gli effetti, in funzione del quale dalla nuca vengono prelevati i bulbi geneticamente protetti dal deidrotestosterone (bulbi che possono provenire anche dalla zona temporale della testa). Essi vengono innestati nell’area in cui i capelli sono caduti, che – di conseguenza – viene rinfoltita.

Quale tecnica scegliere?

Per essere certi di risultati ottimali è indispensabile individuare la tecnica migliore per l’esecuzione dell’intervento: si tratta di decidere se optare per la STRIP o per la FUE. La STRIP ha il difetto di risultare piuttosto invasiva, dal momento che presuppone il ricorso al bisturi, necessario per rimuovere una porzione di pelle in modo tale che possano essere prelevati i follicoli destinati a essere trapiantati. Un altro svantaggio che deriva dall’impiego di questa tecnica è rappresentato dal decorso post operatorio che la contraddistingue, che si rivela tanto doloroso quanto lungo. Per di più la STRIP lascia in eredità delle cicatrici piuttosto grandi e visibili, con un effetto estetico ben poco piacevole.

I vantaggi della FUE

Come ha spiegato in una recente intervista la direzione scientifica della Cesare Ragazzi Laboratories, tutte queste controindicazioni scompaiono nel caso in cui si faccia affidamento sulla FUE: una tecnica che prevede l’esecuzione dell’autotrapianto di capelli follicolo per follicolo. Non c’è il rischio di avere a che fare con cicatrici visibili, e in più il post intervento è decisamente veloce. Una particolare evoluzione della FUE classica è l’atFUE: anche in questo caso per la sua corretta applicazione c’è bisogno di uno staff di esperti in micro chirurgia della calvizie.

L’importanza dello staff

Solo degli specialisti del settore possono mettere a punto un trapianto di capelli in modo da garantire risultati impeccabili: è fondamentale che vengano evitati gli interventi massivi e che tutti gli innesti siano gestiti senza che la zona ricevente o la zona donatrice ne siano in qualche modo danneggiate. Per ogni seduta la soglia massima di innesti dovrebbe essere pari a 4500Uf. Purtroppo, però, non sempre le cose vanno per il verso giusto, se ci si ritrova sotto le mani di un team inesperto: così, già dopo uno o due anni il trapianto produce effetti che lasciano a desiderare, con le zone donatrici che appaiono del tutto compromesse.

Il trapianto non va bene per tutti

Non bisogna pensare che il trapianto di capelli sia una soluzione adatta a tutti: a volte una cura inadeguata o carente può portare a un risultato finale compromesso. In altri casi le zone senza capelli sono eccessivamente ampie, oppure può accadere che nelle zone donatrici non ci sia un numero sufficiente di follicoli che possano essere prelevati. Nel 2015 sono stati 4mila gli italiani che si sono sottoposti a un trapianto: numeri piuttosto bassi, soprattutto se si considera che otto maschi su dieci hanno a che fare con l’alopecia e che questo problema coinvolge anche il 30% delle donne. In effetti, il trapianto di capelli da solo non è sufficiente per risolvere la calvizie: un risultato longevo può essere conquistato unicamente nel caso in cui il problema venga trattato e curato alla base, con protocolli di Medicina Rigenerativa. Ciò, però, con l’autotrapianto non avviene.

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